giovedì 16 giugno 2011

Crono Silente di Grazia Calanna “Poesia che si arma del sorriso imperturbabile dello stoico e dell'impenetrabile fede del martire”


Crono Silente di Grazia Calanna
“Poesia che si arma del sorriso imperturbabile dello stoico e dell'impenetrabile fede del martire”


Nell'ovatta di questo cielo grigio-azzurro dove la terra si confonde col mare ed il deserto avanza restituendo in arsura le sue creature, qui su questo scoglio dimenticato o baratro di pece o cammino "lastricato da spilli aguzzi" o acque di fiumi Letèi che hanno dimenticato di obliare "il peso grave dell'assenza" – qui - invano forse già si di-spera di trovare ancora una qualsiasi forma di riscatto alla vita, dopo che "l'attesa" ha consumato "giorni e fiori al sole". Solo deserto, impenetrabile deserto. Solo tempo impotente al tempo. Fuggire dunque per evitare le insidie del tempo, la grossolanità del già-detto, del già-fatto? fuggire, dove? se perfino i sogni "bruciati da mani piromani" si disvelano nient'altro che inane / esanime cenere "polvere grigia", se la rena (il tempo) scorrendo nel incavo delle mani può ferirle indelebilmente per il peso di ciò che è stata ed ora non è più. Fuggire, certo. E non verso spiagge o mari silenziosi nei quali la salsedine ha corroso voci di conchiglie; ma sfuggire al tempo per trovare unico approdo nello stupore del ricordo "gocce di senso rinvenuto" lì dove, ultimo avamposto contro il silenzio, è possibile, ancora, "disvelarsi il canto". Poesia che si arma del sorriso imperturbabile dello stoico e dell'impenetrabile fede del martire; poesia di grazie e tradimenti, come la vita.

Sebastiano Puglisi

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