
Cronosilente (ed. Prova d’autore)
di Grazia Calanna
Due mani porgono il cuore, sede dell’umano sentire. Mani fattive scavano tra le immagini della realtà prossimale, di fronte alla quale l’uomo è divenuto oramai insensibile, e all’elastico flettersi delle nocche si adattano alla riflessione sul quotidiano. Il reale, con la sua mutevole andatura, tende a strumento euristico dello stesso, in “Cronosilente”, silloge edita da Prova d’autore. L’autrice, Grazia Calanna, giornalista e poetessa, nella sua opera prima di prossima uscita, indaga a mani nude, attraverso un contingente frugare, gli smerigli dell’identità umana. Ne disvela la piccolezza “…lucida, silenziosa furfante ammantata di bianco” ed, al contempo, rimane con la sua personale fame di autenticità e libertà. Dal suo percorso lascia sentire l’autorevolezza e la forza dell’essenziale, alimento primario dell’anima, contro il rancido accumulo del superfluo, “oggetti zitti levitano, pigiano l’uomo nell’angolo polveroso della vanità...”, che ingrassa di supremazia risucchiando ossigeno e rilasciando un’opulenta ingerenza. E la ricerca di ciò che costituisce la sostanza dell’essere, come il “celeste cielo, terso di celestiale essenza”, divincolato da ogni sorta di orpello, nel senso aristotelico dell’espressione, è ancora più fitta di riverberi in quella dogana tra silenzio e tempo. Un confine sempre abitato da un animato brulicare di ciò che si perde e che incurantemente si spreca. Una linea di demarcazione sospesa sulla quale Grazia Calanna maneggia l’humus che rende, mediante una lirica di fulgida impulsività, ma mai in balia si sé, pur sempre guidata dai timoni della razionalità. Versi di spontaneo ermetismo, valicati da un registro fervido di anafore e di gusto per il verbo, sempre complice di un gioco in virtù del quale ogni parola scivola dentro l’atra. Il tempo, un artefatto smargiasso che tutto piega e “…ci incurva nel corpo e nell’anima…” ma che nulla può, a dispetto della sua “balda pressa”, contro lo spirito. Il silenzio che non sta mai zitto, una variabile multiforme e plurale, che trova consistenza nei “logorroici silenzi”. Sovente esso crea un disegno arduo da capire, “sconosciuto” e “gelido” nel “frastuono” dell’“attesa”. Ma esistono volte in cui è un agognato “cantuccio” per le difesa dell’intime profondità da un mondo soverchiante di inutili clichè per congiungersi “…nel placante silenzio dell’essere etereo” a ciò che c’è di vero nella vita e che l’autrice reclama a piene mani. Il libro sarà presentato sabato 2 aprile, alle ore 19, nella sede del Collegio S. Anna di Zafferana Etnea.
M. Gabriella Puglisi (l’Estroverso n. 2 – 2011)
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